"Addio a Venezia", poesia scritta nell’agosto del 1849, alla notizia della resa della città, da Arnaldo Fusinato, trentun anni, laureato in legge a Padova, avvocato a Schio (Vicenza), volontario nella difesa di Venezia.

 

Andrea Appiani, Venezia che spera (1861) Andrea Appiani, Venezia che spera (1861)

È fosco l’aere
Il cielo è muto
Ed io sul tacito
Veron seduto
In solitaria
Malinconia
Ti guardo e lagrimo,
Venezia mia!

Fra i rotti nugoli
Dell’occidente
Il raggio pèrdersi
Del sol morente,
E mesto sibila
Per l’aria bruna
L’ultimo gemito
Della laguna.

Passa una gondola
Della città.
Ehi dalla gondola,
Qual novità?-
Il morbo infuria,
Il pan ci manca
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!-

No, non, non splendere
Su tanti guai,
Sole d’Italia,
Non splender mai;
E sulla veneta
Spenta fortuna
Si eterni il gemito
Della laguna

Venezia! L’ultima
Ora è venuta;
Illustre martire
Tu sei perduta…
Il morbo infuria
Il pan ci manca
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!…

Ma non le ignìvome
Palle roventi,
Né i mille fulmini
Su tre stridenti,
Troncaro ai liberi
Tuoi dì lo stame…
Viva Venezia!
Muore di fame!

Sulle tue pagine
Scolpisci, o Storia,
L’altrui nequizie
E la sua gloria,
E grida ai posteri
Tre volte infame
Chi vuol Venezia
Morta di fame!

Viva Venezia!
L’ira nemica
La sua risuscita
Virtude antica.
Ma il morbo infuria
Ma il pan ci manca…
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!

Ed ora infrangasi
Qui, sulla pietra,
Finché è ancor libera
Questa mia cetra,
A te, Venezia,
L’ultimo canto,
L’ultimo bacio,
L’ultimo pianto!

Ramingo ed esule
In suol straniero,
Vivrai Venezia,
Nel mio pensiero;
Vivrai nel tempio
Qui del mio core,
Come l’immagine
Del primo amore.

Ma il vento sibila,
Ma l’onda è scura,
Ma tutta in tenebre
E’ la natura.
Le corde stridono
La voce manca…
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!

 

A cura di Maria Galasso