"Felice chi ha potuto investigare le cause delle cose e mettere sotto i piedi tutte le paure, il fato inesorabile, il risuonare dell'avaro Acheronte."
"Georg.", II, 490-493
è con dolore, fatica e inquietudine che l'uomo raggiunge la conoscenza dello spirito, come ci rammenta bene Eschilo nella tragedia "Agamennone", "Pathei mathos", dal dolore la conoscenza. Ma quando Virgilio attendeva alle sue "Georgiche", quella fatica si era trasformata in una dolcezza, o ogni "labor" dell'uomo viene raccontato con una luminosa poesia, che ci assicura che l'origine di questo mondo così bello deve essere avvenuta per forza in primavera.
"Non altri potrei credere erano i giorni che brillarono alla prima genesi del mondo nascente ... primavera fu quella ... quando i primi animali bevvero la luce e la progenie terrena degli uomini sollevò il capo ... e le bestie furono collocate nelle selve e le stelle nel cielo."
"Georg.", II, 335-345"
Forte dovette essere la suggestione del maestro su Dante, se in "Inf.", I, 37-40, ci dice "Temp'era dal principio del mattino,/e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle/ch'eran con lui quando l'amor divino/mosse di prima quelle cose belle".
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Pensare per vivere meglio
Essere partecipi per capirne di più

