Il retore Agamennone discute con Encolpio sulle cause della corrotta eloquenza e della crisi della scuola. Le sue argomentazioni sono molto moderne:

 

"I genitori devono essere biasimati perché non vogliono che i propri figli vadano avanti sorretti da principi rigorosi. In primo luogo, infatti, così come per tutte le cose, sacrificano all'ambizione le loro speranze. Poi, per dar corpo ai loro desideri, spingono nel foro ragazzi ancora piccoli e immaturi verso l'eloquenza, che pure dichiarano essere la più impegnativa delle attività. Se invece lasciassero che ci fosse la gradualità nello studio, in modo che i giovani, accostandosi alla cultura, si nutrissero di lettura rigorose, si formassero sui precetti della filosofia, ascoltassero più volte ciò che vogliono imitare, si convincessero che non c'è niente di grande in ciò che piace ai ragazzi, allora la grande oratoria avrebbe tutta la sua pienezza e consistenza. Adesso invece i bambini a scuola giocano, i giovani sono ridicoli nel foro e i vecchi, e questo è peggio, non vogliono dire di aver studiato male da piccoli. In versi esprimerò quel che sento:

Chi di un'arte severa ambisce i frutti
ed applica la mente a grandi cose,
pria squadri a linee austere la sua vita.
La torva reggia a fronte alta non curi,
né scrocchi pranzi al seguito di despoti,
né il fuoco della mente tra gentaglia
spenga nel vino, né in teatro sieda
ad applaudir gli istrioni su compenso."

 

(trad. di V. Ciaffi)

PETRONIO "Satyricon" 4-5

 

 

A cura di Maria Galasso