Fra le odi di Orazio, una delle più celebri è quella in cui (I, 14), allegoricamente, una nave in un mare tempestoso simboleggia la Stato romano sconvolto, probabilmente, da lotte interne.

 

"O nave, flutti smisurati ti riportano in mare. Ohimè, che fai? Tienti salda nel porto. Non vedi come il fianco sia privo di remi e l'albero sia ferito dall'impetuoso Africo e le antenne cigolino e senza gomene le carene non possano resistere all'acqua troppo agitata. Non hai vele integre, non dei da invocare con voce oppressa dalla sventura, sebbene tu, pino del Ponto, figlio di una nobile selva, possa vantare sia una stirpe che un nome ora inutile. L'impaurito nocchiero non confida per niente nella poppa dipinta Se non vuoi divenire zimbello dei venti, tu che, fino a poco fa, per me fosti motivo di preoccupazione ed ora di non leggera ansia, evita le acque che si frappongono alle splendenti Cicladi."

 

 

A cura di Leonardo Camardella