In Omero l'uomo non si sente ancora promotore della propria decisione, e ciò che nei secoli successivi verrà inteso come vita interiore, si presenta in origine, nei poemi omerici, come intervento della divinità. Ma la potenza immaginifica delle similitudini omeriche è insuperabile, specie se consideriamo il fatto che non sono tanto gli eserciti di soldati ad essere ben presenti agli occhi del poeta, ma maggiormente le cose che lui usa come termine di paragone per descriverli: i prati, i fiumi, i cieli azzurri e le montagne dell'Asia Minore, dove viveva.
"Iliade", 450-469
Atena percorreva di slancio tutto l'esercito
spingendoli a marciare e a ognuno di essi
diede nel cuore la forza di lottare e combattere senza riposo:
subito per loro la guerra divenne più dolce
del ritorno alla patria sopra le navi.
Come il fuoco distruttore brucia un'immensa foresta
in cima un monte, e da lontano ne brilla la luce,
così dalle splendide armi di bronzo dei soldati in marcia
un lampo luminoso saliva per l'aria fino al cielo.
Come i fitti stormi di uccelli alati,
d'oche o di gru o di cigni dal lungo collo,
sui prati d'Asia attorno al fiume Caistro,
svolazzano qua e là fieri delle ali,
poi si posano con schiamazzo, e il prato rimbomba,
così dalle navi e dalle tende le schiere degli uomini
si rovesciarono sulla piana dello Scamandro; la terra
risuonava terribilmente sotto i piedi loro e dei cavalli.
Si fermarono sulla prateria fiorente dello Scamandro
a migliaia, quante foglie e fiori nascono in primavera.
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Pensare per vivere meglio
Essere partecipi per capirne di più


