Esiodo, Teogonia, Gea

 

Voi Muse, che dall’alto d’Elicona,
tra canti e danze date vita all’arte,
parlatemi di Gea che fu Matrona
e Madre degli dei e da cui parte
l’origine di umana nostra sorte.

Il Caos generò Gea, la Terra,
dagli ampi seni e, da ermafrodita,
Urano generò, che il cielo inserra,
poi Ponto, che nell’imo mare invita
e i monti dalla cima al sol nevata.

Di Gea fu il primo incesto con Urano
per dar progenie grande dei Titani
e Crono, il figlio di un amore vano.
Poi generò dei mostri a cento mani,
e tre Ciclopi a Ulisse testimoni.

Crono con furia e pietra Adamantina
il padre suo evirò in pochi istanti;
dal sangue che sgorgò, Gea la divina,
fu fecondata e generò i Giganti,
l’Erinni e le Melìe, Ninfe splendenti.

E il seme, misto a sangue, o umani udite,
il mare fecondò e, dalla spuma,
una conchiglia sorse e fu Afrodite,
la dea che dell’amor il cuor consuma,
dagli occhi azzurri e da dorata chioma.

O voi Muse dolcissime svelate
l’arcano simbol che vi è ben nascosto,
perché io possa, a luce che mi date,
capire il mito che v’è qui riposto
ed io non pera in nera luce vasta.

Nota: La Teogonia di Esiodo racconta come, dopo il Caos, sorse l’immortale Gaia dagli ampi seni, progenitrice degli dei dell’Olimpo. Da sola e senza congiungersi con nessuno ella generò Urano (il cielo stellato), Ponto (le sterili profondità del mare) e le montagne. In seguito, si unì ad Urano dando alla luce i Titani Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto, Teia, Rea, Temi, Mnemosine, Febe e Teti. Dopo di loro nacque Crono, il più giovane furbo e terribile dei suoi figli, che prese ad odiare il suo potente padre. Esiodo parla anche della successiva progenie di Gaia ed Urano, dapprima i Ciclopi, giganti con un solo occhio: Bronte, Sterope ed Arge. Poi i tre terribili Ecatonchiri dalle cento braccia: Cotto, Briareo e Gige, ognuno dotato anche di cinquanta teste.
Urano rinchiuse i Ciclopi e gli Ecatonchiri nel Tartaro, in modo che non potessero vedere la luce, rallegrandosi di quest’azione malvagia. Questo fatto fece soffrire Gaia (il Tartaro si trovava infatti nelle sue viscere), che così creò un tipo di pietra focaia grigia (Adamantina) e con questa modellò una grande falce con cui radunò Crono e i suoi fratelli, chiedendo loro di obbedirle ed aiutarla. Soltanto Crono, il più giovane, ebbe il coraggio di prendere la falce di pietra che lei aveva fatto e servirsene per evirare il padre quando si avvicinò a Gaia per accoppiarsi con lei. Dalle gocce di sangue mischiato a sperma che la colpirono, Gaia generò le forti Erinni, i Giganti, tra cui Abseo, e le Ninfe del frassino dette Melie. Il membro reciso di Urano, gettato in mare, fecondò le acque dalla cui spuma sorse Afrodite. Urano venne quindi deposto da suo figlio Crono e, nel frattempo, i Titani liberarono i Ciclopi dal Tartaro: Crono divenne il loro re ed iniziò quella che fu chiamata l’età dell’oro.

 

A cura di Mimmo Martinucci