Si avvicina il 14 febbraio anche per noi classicisti! A tutti gli inguaribili romantici come me, una traduzione improvvisata, mentre spiegavo in classe il I coro dell'"Aminta" del Tasso! Mi è venuto in mente Catullo, più che Lorenzo il Magnifico!

Amiam, ché 'l Sol si muore e poi rinasce:
a noi sua breve luce
s'asconde, e 'l sonno eterna notte adduce. ("Aminta" 384-386)

Gaio Valerio Catullo, Carme 5

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis.
Solis occidere et redire possunt:
nobis, cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
dein usque altera mille, deinde centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.

Viviamo, o mia Lesbia, e amiamo,
consideriamo del valore di un solo asse
tutte le chiacchiere dei vecchi troppo severi.
I giorni possono morire e rinascere:
(poiché) una volta tramontata la nostra vita fugace,
ci è dato in sorte di dormire una notte eterna.
Dammi mille baci, e poi cento,
e poi altri mille, e poi ancora cento,
e poi, senza interruzione, altri mille, e cento ancora.
Poi, quando avremo raggiunto molte migliaia,
li confonderemo, per non sapere
o perché nessun malevolo possa invidiare (la nostra sorte),
una volta che avrà saputo quanti baci sono.


(traduzione libera di Sara Minuto)