Galileo Galilei, Il Saggiatore (1619)

Nacque già in un luogo assai solitario un uomo dotato da natura d'un ingegno perspicacissimo e d'una curiosità straordinaria; e per suo trastullo allevandosi diversi uccelli, gustava molto del loro canto e con grandissima meraviglia andava osservando,colla stessa aria colla quale respiravano formavano canti diversi e tutti soavissimi. Accadde che una notte sentì un delicato suono, trovò un pastorello che soffiando in certo legno forato, ne traeva diverse voci... Il giorno seguente, passando per un piccolo tugurio trovò un fanciullo che andava con un archetto, segando alcuni nervi... e sen'altro fiato ne traeva voci diverse e molto soavi... Un'altra volta, entrò in un'osteria, vide uno che, fregando il polpastrello d'un dito sopra l'orlo d'un bicchiere, ne cavava soavissimo suono. Ma quando gli venne osservato che le vespe,le zanzare e i mosconi, col velocissimo batter d'ali rendevano un suono perpetuo,tanto si scemò l'opinione ch'egli aveva circa il sapere come si generi il suono... Ma quando ei si credeva non potere essere quasi possibile che vi fussero altre maniere di formar voci dopo aver osservato ancora trombe, pifferi, strumenti da corte, di tante sorte, trovossi più che mai rinvolto nell'ignoranza e nello stupore nel capitargli in mano una cicala e che né per fermarle l'ali né per serrarle la la bocca poteva diminuire il suo altissimo stridore... Onde si ridusse a tanta diffidenza del suo sapere, che, domandato come si generavano i suoni, generosamente rispondeva di sapere alcuni modi, ma che teneva per fermo potervene essere cento altri incogniti e opinabili.

 

Inserito da Maria Galasso