Spinoza

Le diafane mani dell'ebreo
tagliano nella penombra le lenti
muore la sera tra paura e freddo.
(Le sere sono uguali a ogni altra sera ).


Ma le mani e lo spazio di giacinto
che impallidisce al confine del Ghetto
appena esistono per l'uomo quieto
che sta sognando un chiaro labirinto.


Non lo turba la fama, che è riflesso
d'altri sogni nel sogno dello specchio,
né l'amore pudico delle fanciulle.

 

Libero da metafora e da mito
intaglia un arduo vetro: l'infinito

ritratto di Chi è tutte le Sue stelle.

 

Jorge Luis Borges, Poesie (1923-1976)