Plutarco, Moralia I, De Tranquillitate Animi, 17

 

Allo stesso modo dobbiamo, con spirito invincibile e ferma sicurezza riguardo al futuro, rispondere alla fortuna con le stesse parole con cui Socrate replicò ai suoi giudici: “Anito e Meleto possono uccidermi, ma non possono recarmi danno”. Così essa può affliggermi con una malattia, può privarmi delle mie ricchezze, privarmi della protezione del principe, e mettermi in cattiva luce nei confronti del popolo; ma essa non può rendere malvagio un uomo buono, o non può trasformare un uomo coraggioso in un codardo meschino e degenerato; essa non può gettare l'invidia in un temperamento generoso, o distruggere tutte le abitudini della mente che sono più utili a noi nella conduzione delle nostre vite, quando esse sono sotto il controllo delle nostre volontà, che l'abilità di un timoniere in una tempesta.

a cura di Lucia Porcelli