GIORDANO BRUNO – Il triplice minimo e la misura –

 

"O tu, che alimenti nel cuore dell’uomo fiamme immortali; tu che ingiungesti al mio animo di sollevarsi a tanta luce e di riscaldarsi a tanto fuoco nella misura in cui, dissipate le tenebre, mi sarò innalzato alle stelle e, pur trattenuto dal peso inerte del mio corpo, avrò percorso l’orbe infinito, morto al mondo sensibile.
Tu, occhio che vede tutte le cose, luce che fa vedere tutte le cose, innalzando gli animi, trascinando i sensi al di sopra dell’etere, tu che, scuotendomi dal torpore, mi concedesti di esser vigile, tu che lo sguardo fai nascere, tu che con lo sguardo ti alzi, e da esso salvato vivi per noi, tu mantieni in vita tutti i viventi e spezzi con il più lieve colpo la materia più resistente; mostri tutto ciò che la terra, i mari, l’etere, l’abisso comprendono. Il volgo, privo della luce degli occhi e folle, riterrà te cieco ed insensato.
O tu, che rivelasti ai miei occhi lo spazio illimitato e i veri mondi, o stelle splendenti, non ci saranno, luogo, sorte, tempo lontano dal mio spazio di osservazione, non età che dimostrino i miei errori."

 

 

Inserito da Fabio Lanzetta