«La nostra inaugurale esperienza cosmogonica si compì attraverso il calore del corpo materno, quando cominciò oscuramente a spartirsi, secondo il confine della pelle, la primissima patria culturale dell'esserci al mondo. Fu quel calore effettivamente sopraggiunto al confine della pelle che dischiuse per noi il cammino, il lungo cammino, di progressivo appaesamento della terra incognita del mondo. Nello sfondo di quel calore diffuso conquistammo la nostra bocca succhiando il latte, e le nostre labbra di poppanti segnarono il primo concentrarsi dell'esserci in un punto privilegiato del corpo, emergendo nell'ingordo piacere della nutrizione. Sotto la carezza della mano materna si venne descrivendo e precisando la superficie del nostro corpo, e per l'immagine del volto materno conquistammo i nostri occhi e il nostro riso e ci destammo al riconoscere: "incipe, parve puer, risu cognoscere matrem". Il primo spazio percorribile si rivelò a noi in quello che la madre ci offriva e ci toglieva cullandoci, e questo spazio che la figura amica ci dava e ci sottraeva in tempi uguali, addolcendolo col tono sommesso di una ninna nanna, fu per noi il sicurissimo modello inaugurale di un divenire in economia, in cui anche i suoni formavano patria, e che faceva da dolce ponte verso l'indistinto e la quiete: in quello spazio conquistammo il sonno umano, di tanto più problematico di quello delle bestie. Anche il pianto e il dolore conquistammo sempre attraverso la madre e in rapporto con lei, per il suo seno desiderato o conteso o perduto, per la sua figura scomparsa e per la prima solitudine cosmica che questa scomparsa spalancava: e fu la prima aspra scuola di un distaccarsi che sarebbe divenuto la regola fondatrice della vita.» (E. De Martino, "La fine del mondo")
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Pensare per vivere meglio
Essere partecipi per capirne di più


