Emanuele Severino

 

Ritornare a Parmenide

 

(1964)

 

 

 

 

«L'opposizione è la verità originaria, immediata,

tale cioè che non si appoggia su alcun'altra verità.»

 

 

Se l'opposizione viene, in qualsiasi modo, negata e la negazione vuol essere negazione – vuol tenersi ferma come negazione (ossia come quella certa negazione che è), intende negare per davvero e non essere indifferente al suo valere come negazione piuttosto che come non-negazione –, allora la negazione si oppone al proprio negativo, cioè si tien ferma in quel significato per cui essa è negazione, e differenzia questo significare da ogni altro significare, ossia differenzia ed oppone questa positività, in cui consiste il suo esser significante come negazione e come quella certa negazione che è, al proprio negativo (in cui consiste ogni altro significare).

 

[...] non consiste semplicemente nel rilevare che la negazione dell'opposizione è anche affermazione dell'opposizione, bensì consiste nel rilevamento che l'affermazione dell'opposizione, ossia l'opposizione, è il fondamentodi ogni dire, e quindi, e perfino, di quel dire in cui consiste la negazione dell'opposizione. In ogni discorso, in ogni pensiero, il significato che emerge nel dire e nel pensare è tenuto fermo nella sua diversità da ogni altro significato, nella sua opposizione, appunto, al proprio negativo. Se questa opposizione non viene pensata, non si costituisce alcun pensiero, nemmeno quel pensiero che consiste nella negazione dell'opposizione.

 

[…] non dice, si badi, che la negazione della incontraddittorietà non è ammissibile perché è contraddittoria (giacché, così, si presupporrebbe ciò di cui si deve mostrare il valore: l’incontraddittorietà appunto), ma dice che tale negazione non riesce a vivere come negazione, perché nell’atto in cui si costituisce come negazione essa è insieme anche affermazione – e quindi, certamente, è contraddittoria: ma, appunto, non è tolta in quanto la si rilevi formalmente come contraddittoria, ma in quanto si rileva che non riesce a porsi come negazione, se non fondandosi su ciò che essa nega, e dunque negando se medesima: non riesce a liberarsi da ciò che nega, ma se ne fa essa stessa portatrice; non riesce a strapparsi di dosso ciò che nega, a tenerselo davanti e a investirli con la propria condanna, ma ciò che crede di avere davanti come condannato, le sta alle spalle e dirige, insieme ad ogni pensiero, anche il pensiero che scaglia la condanna. La legge dell’essere è il destino del pensiero, che pertanto è sempre testimonianza di questa legge, ossia l’afferma sempre, anche quando la ignora o la nega. Il toglimento della negazione non è dunque determinato dall’accertamento della contraddittorietà di questa (ché la negazione intende precisamente porsi come affermazione della contraddittorietà), ma dal rilevamento che la negazione non riesce a vivere come negazione pura (cioè come affermazione che non si fondi su ciò che essa nega): la negazione è tolta rilevando che essa è autotoglimento.