24. Il principio di tutti i principi. Ma basta con le teorie assurde. Nessuna teoria concepibile può indurci in errore se ci atteniamo al ‘principio di tutti i principi: cioè che ogni intuizione originalmente offerente è una sorgente legittima di conoscenza, che tutto ciò che si dà originalmente nell’ <intuizione> ( per così dire in carne e ossa) è da assumere come esso il si dà’, ma anche ‘soltanto nei limiti in cui si dà’. È chiaro che qualunque teoria non può attingere la sua verità soltanto dalle sue datità originarie. Dunque,[…] ogni affermazione che si limiti a esprimere tali datità, esplicandole con significati loro conformi, costituisce effettivamente un ‘cominciamento assoluto’ chiamato a servire da fondazione nel senso autentico della parola, un ‘principium’. In particolare, questo vale per le conoscenze eidetiche generali a cui normalmente si riferice il termine principio. In questo senso, ‘chi si occupa di scienze della natura’ ha tutto il diritto di seguire il <principio> secondo cui per ogni affermazione intorno ai dati di fatto naturali si debbano interrogare le esperienze che ne costituiscono il fondamento. Poiché ‘questo è’ appunto un principio, un’affermazione attinta immediatamente da una evidenza generale, e ce ne possiamo convincere in qualunque momento, chiarendo il senso delle espressioni usate nel principio stesso e portando a pura datità le essenze che vi corrispondono. Nello stesso modo, ‘chi si occupa di scienze di essenze’, e chiunque utilizzi ed enunci proposizioni generali, deve seguire un principio parallelo; né quest’ultimo può mancare, visto che già quello della fondazione di ogni conoscenza di dati di fatto mediante l’esperienza non è dato con evidenza nell’esperienza – come del resto ogni principio e ogni conoscenza eidetica in generale.

 

Edmund Husserl, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, a cura di e trad. it. Vincenzo Costa, Mondadori, Milano 2008, pp. 52 -53.

 

 

 

24. Das Prinzip aller Prinzipien. Doch genug der verkehrten Theorien. Am Prinzip aller Prinzipien: daß jede originär gebende Anschauung eine Rechtsquelle der Erkenntnis sei, daß alles, was sich uns in der <Intuition> originär, (sozusagen in seiner leibhaften Wirklichkeit) darbietet, einfach hinzunehmen sei, als was es sich gibt, aber auch nur in den Schranken, in denen es sich da gibt, kann uns keine erdenkliche Theorie irre machen. Sehen wir doch ein, daß eine jede ihre Wahrheit selbst wieder nur aus den originären Gegebenheiten schöpfen könnte. Jede Aussage, die nichts weiter tut als solchsen Gegebenheiten durch bloße Explikation und genau sich anmessende Bedeutungen Ausdruck zu verleihen, ist also wirklich, wie wir es in den einführenden Worten dieses Kapitels gesagt haben, ein absoluter Anfang, im echten Sinne zur Grundlegung berufen, principium. Das aber gilt in besonderem Maße von den generellen Wesenserkenntnissen dieser Art, auf welche das Wort Prinzip gewöhnlich beschränkt wird. In diesem Sinne hat der Naturforscher vollkommen recht, dem <Prinzip< zu folgen: daß für jede auf Tatsachen der Natur bezügliche Behauptung nach den Erfahrungen zu fragen sei, die sie begründen. Denn das ist ein Prinzip, es ist eine aus genereller Einsicht unmittelbar geschöpfte Behauptung, wie wir uns jederzeit überzeugen können, indem wir uns den Sinn der im Prinzip gebrauchten Ausdrücke zur vollkommenen Klarheit und die ihnen zugehörigen Wesen zur reinen Gegebenheit bringen. In gleichem Sinne hat aber der Wesensforscher, und wer immer generelle Sätze benützt und ausspricht, einem parallelen Prinzip zu folgen; und es muß ein solches geben, da ja schon das soeben zugestandene Prinzip der Begründung aller Tatsachenerkenntnis durch Erfahrung nicht selbst erfahrungseinsichtig ist - wie eben jedes Prinzip und jede Wesenserkenntnis überhaupt.

 

Edmund Husserl, Ideen zu einer reinen Phänomenologie und phänomenologischen Philosophie,  Max Niemeyer, Halle 1913, Seiten 43 -44.