S. Agostino, Le Confessioni, Libro I
a cura di Antonio Lombardi
"Ed ora, ecco la mia infanzia da gran tempo morta, e me vivo. Tu però, Signore, sempre vivo e di cui nulla muore perché prima dell'inizio dei secoli e prima di ogni cosa cui pure si potesse dare il nome di "prima" tu sei e sei Dio e Signore di tutte le cose, create da te, e in te perdurano stabili le cause di tutte le cose instabili, e di tutte le cose mutabili si conservano in te immutabili i princìpi, e di tutte le cose irrazionali e temporali sussistono in te sempiterne le ragioni; dimmi dunque, ti supplico, Dio misericordioso verso questa tua creatura miserabile, dimmi: la mia infanzia succedette a un'altra mia età, allora già morta? A quella forse da me trascorsa nelle viscere di mia madre? Su questa mi fu dato invero qualche ragguaglio, e io stesso, del resto, vidi qualche donna incinta. Ma prima ancora di questa, o mia dolcezza, mio Dio? Fui da qualche parte, fui qualcuno? Chi potrebbe rispondermi? Non ho nessuno; né mio padre né mia madre poterono dirmelo, né l'esperienza altrui né la memoria mia. O tu ridi di me, che ti pongo tali domande, e mi ordini di lodarti piuttosto e confessarti per quanto so?"
S. Agostino
L'io è nulla senza l'altro. Parlare di soggetto sembra condurre ad aporie irrisolvibili in presenza dell'oggetto, figurarsi in sua assenza. Dire "io" è dire "noi", è dire "voi", è dire "gli
altri", è, in parte, dire "tutti". Basti questo ad allontanare ogni rigurgito di soggettivismo.
Il non-senso è caratteristica essenziale del senso. Nell'assoluta presenza è presente l'assenza che, in quanto assenza, è assente.
Siamo grido e silenzio. E nessuno dei due.
A. Lombardi
Per approfondire: augustinus.it
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