Dipinto di Vittorio Bustaffa Storiadellafilosofia.net
Τί ἐστιν φιλοσοφία?
¿Qué es la filosofía?
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QUINO (Joaquin Salvador Lavado), Mafalda, 5, Lumen, Barcelona 2005, pp. 2-3
UN'ALTRA POESIA DEI DONI
(OTRO POEMA DE LOS DONES)
Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius[1],
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,
per il mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg[2],
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e l’arpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra[3],
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos[4],
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan,
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale[5],
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zanone e la mappa di Royce[6],
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio,
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam[7], che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la musica, misteriosa forma del tempo.
da El otro, el mismo (1964)
BORGES, Jorge Luis, Poesie (1923-1976), scelte da J. L. Borges, trad. it. di L. Bacchi Wilcock, note di R. Paoli, BUR, Milano 2000 (1980), pp. 210-17
[1] Poeta e mistico tedesco dell’età barocca. Si convertì dal
luteranesimo al cattolicesimo.
[2] Scienziato, mistico e teosofo svedese, morto a Londra nel 1772.
[3] Borges ama molto, anche come suono, le lingue germaniche, il tedesco e l’inglese.
[4] Le Gesta Dei per Francos di Guilberto di Nogent (m. 1121) sono un monumento della storiografia medievale.
[5] Si tratta dell’Epístola moral a Fabio, intrisa di stoicismo e di sebechismo, attribuita al poeta sivigliano Andrés Fernanández de Andrada (sec. XVII).
[6] « Josiah Royce, nel primo volume dell’opera The world and the individual (1899), ha formulato la seguente: «Immaginiamo che una parte del suolo inglese sia stata livellata perfettamente e che un cartografo tracci in essa una mappa d’Inghilterra. L’opera è perfetta; non c’è dettaglio del suolo inglese, per piccolo che sia, che non sia registrato nella mappa; tutto trova lì il suo corrispondente. Quella mappa, in tal caso, deve contenere una mappa della mappa, che deve contenere una mappa della mappa della mappa, e così all’infinito» (in Otras inquisiciones).
[7] Frances (o Fanny) Haslam era la nonna paterna di Borges. «Quando ella morì nel 1935, all’età di novant’anni, ci chiamò al suo capezzale e disse in inglese (il suo spagnolo non era ottimo, anche se lo parlava con facilità) con la sua voce esile: “Io sono soltanto una vecchia che sta morendo con molta lentezza. Non vedo che cosa ci sia di strano o d’interessante”. Non capiva perché la casa ne fosse così sconvolta e ci chiedeva scusa d’impegnare tanto tempo a morire» (in Abbozzo di autobiografia).
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