OTTOBRE 2011
Il concetto e la pratica dell’Improvvisazione in musica costringono la filosofia a scontrarsi con alcuni dei suoi temi più forti, quello del Tempo, quello di Individuo e quello di Libertà. Nel momento compositivo, l’improvvisazione può essere intesa come il residuo ineliminabile di soggettività che rimane dopo l’acquisizione “impersonale” degli strumenti tecnici del “discorso”: ciò che si colloca fuori dal Filone, dal Genere, dal Solco, dalla Corrente, e che va a costituire l’originalità dell’opera o dell’idea musicale. Nelle incisioni discografiche, l’improvvisazione è il quid che rende il momento “immortalato” diverso da tutti gli altri: l’irriproducibilità della riproducibilità tecnica implica che non si può provare o ripetere ogni dettaglio. L’esecuzione risultante, dunque, assomiglia ad un mosaico dove non si conoscono tutti i tasselli. Inoltre, l’improvvisazione si lega all’unicità dell’apporto del singolo al gruppo o all’ensemble orchestrale, e quindi anche al concetto di Libertà e di Individuo (il principium individuationis filosofico). Se nel linguaggio parlato il termine “improvvisato” fa riferimento a qualcosa di affrettato, impreciso, fortunoso, casuale, in musica vale il contrario, ovvero si indica quel frammento vitale di Bellezza che è reso possibile dalla preparazione delle condizioni ambientali opportune per la sua manifestazione. L’idea “sin-fonica” e “armonica” di jam session attraversa i generi musicali, anche se suo terreno d’elezione è precisamente l’universo del Jazz, dove la forma e lo formula aperte sottolineano la ricerca dell’irripetibile momento di esperienza condivisa, tra pubblico e musicisti, senza apparenti barriere o legacci di status. Attraverso la scansione tra i tre tipi e le tre prassi musicologiche (empirica, quiddativa o analitica, quodditativa o metamusicologia superiore) proposte da Jankélévitch si arriva a concepire il brano o l’opera musicale come un tutto organico e vivo, il cui scheletro si regge sulle dinamiche di tensione e distensione determinate dagli intervalli armonici e dall’amalgama dei timbri strumentali e vocali. Dalla Urlinie schenkeriana alla fenomenologia musicale codificata da Ansermet, la questione schopenhaueriana degli universali in musica si intreccia con le espansioni e le intensità dei fenomeni musicali tra tonica e dominante, reinventando le relazioni di spazio e tempo in un “qui e ora” di massima allerta e fantasia della coscienza, cristallizzandole in un Erlebnis originale dove la molteplicità degli eventi viene sussunta nella unità del melos. La musica aleatoria di Bruno Maderna e John Cage declina “l’indeterminabile indeterminato” dell’improvvisazione nei termini di “indipendenza dello strumento” e di inerzie fisiche dell’espressione strumentale. Il Jazz viene vissuto come laboratorio della Classica, se non come alternativa ad essa, mentre ci si dibatte nell’impossibilità della filosofia di produrre definizioni a proposito del “fenomeno musicale”, imprendibile come il Tempo, sfuggente alveo della musica. Improvvisare sulla linea melodica mantenendo la struttura armonica, oppure variare armonicamente la melodia, facendola maturare all’esposizione agli “agenti atmosferici”, il rapporto vincolante e contraddittorio tra musicista e partitura, le regole rispettate e disattese dell’armonia, l’apparizione di un inusitato nuovo timbro, di un nuovo tema, di un nuovo musicista marchiano indelebilmente ogni sentiero estetico dove il suono si organizza in sequenze che vanno a strutturare una esperienza coerente e significativa, gonfiando la semantica musicale fino a farla esplodere nella sua incontrovertibile Verità. La densité d’être presente in un brano musicale cresce lungo gli argini del fiume della tradizione espressiva, dove le tracce mnestiche legate alle esperienze musicali allestiscono contesti inafferrabili di legami intenzionali col Mondo.
Michele Bongiovanni è musicologo e docente di filosofia. Dopo aver intrapreso studi nell’ambito della composizione e della scrittura pianistica, ha legato i metodi di indagine filosofica alla delineazione di una ricerca estetica che mira a restituire alcune delle dinamiche musicali in una espressione linguistica che si allontana dalla astratta anatomizzazione delle strutture del testo e ne sperimenta invece i livelli di intensità. Si occupa prevalentemente di musica strumentale del periodo post-romantico e di questioni legate al concetto di interpretazione.
Presenta Alessio Rocci
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Pensare per vivere meglio
Essere partecipi per capirne di più


