di Mauro Fusetti

 

Ero l'incaricato dell'alzabandiera in colonia. Mentre i miei compagni cantavano l'inno nazionale, lentamente, facevo salire al cielo il tricolore che raggiungeva il suo apice in sincronia perfetta con la nota finale della canzone. Una mattina decisi dare libero sfogo alla mia creatività e diedi un ritmo alla cosa: con piccoli strattoni in corrispondenza delle note della canzone la bandiera sussultava e l'ilarità dissacrava l'istante. La mia educatrice mi spiegò che non si trattava di celebrare la mia allegria ma qualcosa di più grande di me a cui tutti i presenti appartenevano. Avevo perso quello che Battiato chiama "il Sacro rispetto per le istituzioni". Mi sostituì il mio amico del cuore, ma non mi arrabiai per questo: a me già annoiava ripetere un gesto che improvvisamente trovavo svuotato di vita... cominciava la mia caduta e, con lei, la risalita.