Un'altra strada concordata con le parti sociali per affrontare la crisi
Invece di licenziare in Germania
riducono l'orario di lavoro
di Natascia Orazi
Nella costellazione lavorativa la Germania è uno dei pochi Paesi europei dove il tasso di disoccupazione, quest’anno, è
sceso al 3,5% evidenziando una crescita dell’1,8%. Nonostante la rapida espansione del mercato del lavoro, tuttavia, le fatiche e le sfide della precarietà sono sempre attuali. E’ chiaro che non
stiamo parlando del paese di Bengodi, ma sicuramente di uno Stato presente nella vita dei suoi cittadini determinato nella conduzione di progetti futuri. La gestione della crisi è stata condotta
tra il governo, gli imprenditori e le parti sociali. In realtà, nonostante l’attuale momento di difficoltà economica mondiale, il numero dei disoccupati in Germania sarebbe anche maggiore se gli
industriali tedeschi non avessero sostituito i potenziali licenziamenti con la riduzione dell’orario di lavoro. I salari dei dipendenti vengono pagati in parte dai proprietari delle aziende e in
parte dall’Agenzia Federale di collocamento (Arbeitsamt). Gli economisti sostengono che questo metodo a lungo andare non può essere risolutivo.
Nonostante l’alto tasso di disoccupazione le agenzie di collocamento tedesche sembrano deserte; questo perché all’interno sono state introdotte nuove regole per lo sfoltimento delle lunghe file
di attesa, attraverso una serie di appuntamenti fissati in precedenza. Tuttavia dove il lavoro non c’è è difficile intervenire. L’occupazione rappresenta una percentuale sempre minore, lo dicono
in tanti. La crisi ha toccato quasi tutte le imprese e gli stessi imprenditori licenziano malvolentieri i propri operai, intimoriti dalla mancanza di mano d’opera qualificata. Ai lavoratori si
offre la riduzione dell’orario di lavoro - venti ore settimanali invece di trentotto - ; questo rappresenta il barometro della la crisi.
Dall’estate scorsa a oggi il numero di coloro ai quali è stato ridotto l’orario di lavoro è passato da ventinovemila a più di un milione. Lukas Kaiser, impiegato all’ufficio di collocamento di
Düsseldorf, ritiene utile convincere i lavoratori a investire ore del proprio tempo libero per studiare e perfezionarsi: “Offriamo ai lavoratori la possibilità di frequentare un corso di
perfezionamento a carico dello Stato. Così possono usare questa crisi per una migliore qualificazione e nello stesso tempo mantenere i loro posti di lavoro“.
Klaus Zimmerman, professore presso la facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bonn, ritiene che l’orario ridotto sia meno competitivo sul mercato internazionale. Lo Stato tedesco
vuole, attraverso l’Ufficio di collocamento che sostiene una parte dei salari - nonostante i dati negativi sul deficit del Budget -, mantenere il numero dei disoccupati al di sotto dei cinque
milioni. Secondo gli economisti il peggio è passato e l’incidente nucleare in Giappone non inciderà negativamente sulla crescita economica del Paese. Ma la crisi si sente sul portafoglio
delle famiglie, che hanno stretto la cinghia in vista di eventuali cambiamenti.
“Siete l’Italia peggiore”, ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta rivolgendosi ai precari italiani. Forse l’Italia dovrebbe prendere esempio dalla
Germania in quanto a impegno economico e produttivo; ma un ministro tedesco mai si rivolgerebbe a questo modo ai lavoratori, considerati la forza produttiva trainante del Paese.
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