Intervista a Gianni Vattimo, filosofo del "Pensiero debole"
Le centrali atomiche,
la trasparenza
e i limiti della scienza e della ricerca
di Lamberto Tuffi
Professor Vattimo cosa rappresenta nella società odierna il pensiero debole? E’ sinonimo di relativismo etico o
vuole fondare la legittimità di valori diversi?
Il Pensiero debole è un discorso contro la nozione di fondamento. Il termine fondamento è stato utilizzato nella tradizione
filosofica come punto di riferimento ultimo, come evidenza prima, è un concetto su cui tutto si fonda ma che, a sua volta, non è oggetto di domanda. L’evidenza prima è in genere un eccesso di
confidenze; in realtà il pensiero debole è l’idea di criticare le pretese di definitività delle metafisiche che ci hanno preceduto e abbiamo ereditato. Non è un’invenzione individuale, è un
pensiero filosofico che ritroviamo in Nietzsche e Heidegger. Quando il fondamento è dato come evidente e ci si arresta senza poter andare oltre, non si fa altro che identificare l’essere con
l’ente. Il Pensiero debole è un discorso sulla libertà di fronte al fondamento. C’è una frase di Heidegger, scritta in uno dei suoi ultimi saggi, molto emblematica: “Lasciar perdere l’essere come
fondamento”. E’ un relativismo moderato, senza fondamenti assoluti ed equivalenti, in quanto possiamo essere d’accordo su alcune cose mentre su altre mai. Non abbiamo l’arbitrio di decidere
quello che vogliamo, esso è controllato dagli altri. Potrei citare un mio collega, Santiago Zabala e anche Orti quando sostiene: “Pur che la conversazione vada avanti”. Heidegger parla
dell’essere come linguaggio, lo identifica nel dialogo; l’unico fondamento di cui disponiamo è ciò su cui concordiamo, sono un esempio le leggi o, ancora, il riconoscere la tradizione dei
classici, perché sono opzioni su cui convergiamo congiuntamente. Questo significa che sarà anche relativismo, ma poco soggettivo e ancor meno individualistico. E’ più un discorso di appartenenza
a comunità di fede, di valori, in cui gli stessi non sono assoluti. Volendo fare un esempio politico: quando la Chiesa o qualche scuola sostengono che esistono principi non negoziabili è soltanto
una questione di autoritarismo. Perché i principi non dovrebbero essere negoziabili? Quali risposte potrebbero trovarsi al di là dei principi stessi? A mio avviso questo contrasta la libertà
individuale.
Da filosofo e politico, qual è la sua posizione in merito al nucleare in Italia?
Sono contrario poiché esistono rischi da non trascurare, non soltanto legati alla
sicurezza delle centrali ma anche allo smaltimento delle scorie radioattive. Si può ragionare in termini politici su questioni legate alle opportunità tecnologiche. Un mondo pieno di scorie
radioattive sarebbe un mondo militarizzato, non voglio immaginare cosa accadrebbe se un malintenzionato penetrasse in un deposito con l’intenzione di commettere atti terroristici, ne potrebbe
derivare una catastrofe. Un Paese militarizzato si trasformerebbe in uno Stato in cui verrebbe a mancare il principio di libertà. Esistono tutt’ora tante altre mancanze di libertà nella nostra
società, ancor di più se aggiungessimo il problema delle scorie. Ciò che è accaduto in Giappone, anche se per colpa di un fortissimo terremoto e di un altrettanto devastante tsunami, dimostra che
si devono sviluppare altre fonti di energia. Da filosofo ritengo di essere antisviluppista; non posso pensare che l’emancipazione umana sia fondata su uno sfruttamento di risorse. Il consumismo,
che non condivido assolutamente, è connesso a queste problematiche. Un Pensiero debole è anche un pensiero ecologico volto alla riduzione dell’aggressività in tutti i campi e soprattutto in
quello ecologico.
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Pensare per vivere meglio
Essere partecipi per capirne di più


Enrico Orlandini (martedì, 12 aprile 2011 17:14)
Sono d' accordo su tutto, con qualche riserva sul consumismo, che considero una conseguenza logica del capitalismo. Però ... longa pecia...