Intervista al grande grecista Bruno Gentili


Cultura e politica in crisi,  
a risentirne è la democrazia


di Lamberto Tuffi

Le università italiane stanno attraversando un periodo particolarmente difficile. Quanto e come la politica ha contribuito in questo senso e qual è la sua esperienza nell’università di Urbino?
Sono andato in pensione nel 1991 quando l’Università poteva considerarsi tale, anche se una certa crisi cominciava ad aleggiare ancor prima della riforma Gelmini. In quegli anni il livello dei professori universitari era elevato, mentre ora versa in una crisi profonda soprattutto per la mancanza di fondi. I ricercatori protestano a causa dei mancati concorsi, sono state fondate Università da più parti e questo frazionamento del sapere ha contribuito notevolmente al sopraggiungere della crisi. Infatti, se prima a beneficiare dei fondi erano meno facoltà, oggi gli stessi, frazionati, risultano insufficienti. Le assunzioni sono bloccate, chi ha vinto concorsi non percepisce alcuno stipendio. L’università sotto il profilo economico è uno sfacelo. Si è voluto imitare il sistema americano, gli Istituti sono stati raggruppati all’interno dei Dipartimenti a tal punto che esistono ormai solo Dipartimenti. E’ pur vero che le Università avevano raggiunto un numero elevatissimo di professori, ma si doveva trovare una soluzione diversa per gestire questo problema. Certamente, nell’imitare il modello americano, ne è scaturito un pasticcio all’italiana in quanto non è stato valutato che in America i fondi stanziati per le Università sono di gran lunga superiori ai nostri e questo permette alle stesse di avvalersi dei migliori professori di tutto il mondo. Quanto sta accadendo nel nostro Paese mi amareggia particolarmente e mi allontana sempre più dalla politica.

Secondo lei perché gli studenti italiani tendono a non conoscere bene la cultura classica?
Quello che oggi manca in Italia è la vera formazione dello studente sia a livello scolastico che universitario. Rispetto al passato la preparazione di chi forma gli studenti si è abbassata, soprattutto per le materie umanistiche. Citando facoltà letterarie credo che Roma Tre sia superiore a La Sapienza e a Tor Vergata. E’ a conoscenza che l’università di Chieti è una tra le più virtuose, dove il settore classico sta crescendo molto? Mi rivolgo ai giovani per scuoterli da questo degrado intellettuale e li invito a guardare meno la televisione, pessimo veicolo di immagini e falsi miti. Non amo la televisione come è concepita oggi.
Che cosa intendevano i greci con la parola democrazia e quanto abbiamo ereditato dalla loro esperienza nella formazione  delle democrazie moderne?
Questo problema è affrontato da alcuni storici e consiglio un libro di Musti, che ritengo il lavoro migliore sulla democrazia. Quella greca ebbe vita fino alla morte di Pericle, uomo di forte personalità e autorevolezza. Le democrazie di oggi, soprattutto quella italiana, fanno sorridere e, se all’estero ci deridono, hanno tutte le ragioni per farlo. In Italia la democrazia è vista come libertà d’espressione, infatti tutti parlano di tutto emettendo giudizi. Assistiamo a litigi continui che generano il caos. Gli unici che oggi sanno fare democrazia sono gli inglesi. Consiglio ai nostri politici di leggere il Pluto di Aristofane; in particolar modo dovrebbero prestare attenzione a queste parole: “Quando sono poveri gli uomini politici sono retti verso il popolo e lo Stato, ma una volta divenuti ricchi diventano iniqui”. Questo è un pensiero molto attuale. Inoltre, consiglio anche un vecchio testo di De Sanctis su Pericle e la democrazia. Dopo il IV secolo anche la democrazia greca entrò in crisi; lo stesso Platone la denigrava reputandola corrotta. Quello che si offre dell’Italia non è edificante, la democrazia ne risente nel suo profondo significato. Platone vedeva nell’oligarchia una possibile soluzione alla corruzione. Ovviamente i tempi erano diversi!

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