Fra atomo, Tripoli e legittimo impedimento
Il Presidente del Consiglio
pro-tempore: la settimana
di Alessandro Bianchi
Con la sicumera tipica di chi ignora le cose, il cavaliere di Arcore ha sentenziato che “l’atomo è il futuro dell’energia”, che “è la fonte energetica più sicura” e che, quindi, è “un destino ineluttabile”. Tutto sommato, vista l’attendibilità scientifica del declamante, si tratta di una buona notizia, perché ci rassicura sul fatto che il futuro energetico del mondo si baserà su altre fonti, che il nucleare è un modo di produrre energia tutt’altro che sicuro e che non c’è alcun destino che ci spinge in modo ineluttabile in quella direzione. Peraltro è quello che dice da tempo (e ha confermato dopo il disastro di Fukushima uno dei maggiori esperti al mondo in materia - Carlo Rubbia – che ha anche fatto vedere in pratica quali straordinari risultati si possono ottenere (ahimè in altri Paesi) ricorrendo sia al solare che al fotovoltaico. Ma vuoi mettere il parere di un Premio Nobel per la fisica con quello del cavaliere-scienziato? I geniali ministri del suo governo che si occupano del problema giurano che ha ragione il loro padrone e, quindi, i succulenti affari Edison-Edf sono ben protetti.
La Libia
Temo che dopo le ultime sortite del Ministro degli Esteri e di quello della Difesa, saremo costretti a riscrivere nei nostri dizionari il lemma “bombardare”. Infatti l’evanescente Frattini ha detto: “nessuno ha parlato di bombardamenti” e il truce La Russa ha incalzato: “è scorretto e fuorviante parlare di bombardamenti”.
Ne deduco che se vediamo alcuni aerei (sembra otto) carichi di missili e bombe varie che decollano da un aeroporto nostrano (ad esempio Trapani Birgi) e, una volta arrivati sul territorio libico (metti caso a Tripoli, sganciano quelle bombe e lanciano quei missili, la domanda che ci dobbiamo porre è: come dobbiamo definire tutto questo se non vogliamo essere “scorretti e fuorvianti” dicendo che significa bombardare, ossia “colpire (…) con lanci di bombe da aerei una città, una fortezza, una nave o altro bersaglio” come dice, ad esempio, il vocabolario Treccani?
E’ una domanda difficile, ma siamo certi che grazie all’acume e allo spessore culturale dei due ineffabili ministri, si troverà una risposta adeguata che poi bisognerà comunicare subito agli estensori dei vocabolari della lingua italiana.
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