Ernesto De Martino, Promesse e minacce dell'etnologia
Quando, nel corso della ricerca etnologica, fa difetto la coscienza critica della storia morale e mentale dell'Occidente, l'etnologo rischia di restare senza adeguate protezioni da frettolose abdicazioni e da clamorose infedeltà rispetto a tale storia. "Mettere in causa il sistema nel quale si è nati e cresciuti" non... significa essere indefinitamente disponibili per rinunzie incaute e disinvolte: "si mette in causa" un certo patrimonio culturale per meglio possederlo e accrescerlo, per distinguerne chiaramente l'attivo dal passivo, non per liquidarlo e annientarlo. Accade invece che, nel vuoto della coscienza storica delle scelte culturali dell'Occidente, l'incontro con l'ethnos diventi una occasione di più per cancellare indiscriminatamente tali scelte, e soprattutto quella "scelta della ragione" che ha reso possibile il configurarsi di un compito dell'uomo di scienza, e in particolare di un compito dell'etnologo.
[...] di minaccia si tratta, e non di promessa, se il rapporto con l'ethnos si dissolve in alquanto frivoli défilé di modelli culturali, sospinti sulla passerella della "scienza" da un frigido apolide in funzione di antropologo infinitamente disponibile verso i possibili gusti culturali. In questo caso il rapporto con l'ethnos diventa ancora una volta espressione immediata della crisi di un mondo o di un'epoca, anzi uno dei tanti modi di renderla più profonda e più grave.
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Pensare per vivere meglio
Essere partecipi per capirne di più


