Il sentimento della verità

 

di Alfredo Bussi


 

Non vi può essere pensiero senza che venga presupposto l’essere

e tuttavia questo non può essere colto col pensiero.

(J.F. Fries)

 

 

Alla fine, come conseguenza spontanea, la ricerca filosofica sfocia nell’educazione: ne vediamo così il compimento e fors’anche il senso, non una semplice trasmissione del pensiero alle generazioni più giovani ma una volontà inconscia di mantenimento del bene acquisito e una speranza di crescita futura.
In questo contesto pedagogico della filosofia, possiamo comprendere, aldilà delle ideologie e dei personalismi, il valore sommo della ragione critica, quell’approccio mentale prima ancora che contenutistico che riflette e ripiega su se stesso per stabilire i limiti e le possibilità di ogni pensare.
Affidiamo così alla ragione un compito equilibrante, un controllo su se stessa, consapevoli della sua e nostra fallibilità, e forniamo alle generazioni future il senso della decenza e della tolleranza.
Dobbiamo assolutamente farlo, direi costretti, dobbiamo cioè continuare a considerare la “criticità” come forma speculativa di autocontrollo, un tentativo intellettuale di mantenere una omeostasi nel mondo poliedrico della cultura e della filosofia.
Relativizzare è necessario a questo stadio di conoscenza prima di tornare alla vita (o, se si preferisce, all’essere). Già, perché la vita ci chiederà ben altro, ci chiederà di impegnarci, di osare, di decidere e le basi razionali non potranno supportarci in tutte le sue manifestazioni, così come l’intelletto critico non potrà svolgere sempre il suo controllo.
Resta come fondamento ed espressione della evoluzione del pensiero, direi educazione al pensare, fino alla vita, di fronte alla quale l'"educatore" si ritrae, consapevole che una individualità psicologica si esprimerà alla ricerca di una realizzazione personale: la filosofia ci insegna i limiti della ragione ma non può e non deve spiegare la ragione dei limiti: il rischio e la possibilità del filosofare deve procedere aldilà del razionalismo critico e sfociare oltre l’intelletto per giungere all’uomo nella sua completezza "psicologica".
Stabilita la relatività della verità, il dovere pedagogico della filosofia è restituire alle generazioni future il proprio, individuale, "sentimento della verità": nobile è solo colui che mira alla conservazione di un equilibrio senza violentare la natura delle cose.
E la natura ci insegna che Ognuno ha il proprio daimon ovvero il valore sommo verso cui mira la propria anima e il principio regolatore della propria vita, consciamente o inconsciamente.
Conoscerlo e confrontarsi con esso equivale al più alto grado di consapevolezza del proprio essere e realizzare compiutamente il "conosci te stesso" delfico. Si parte da una predisposizione naturale che ognuno ha dalla nascita e che sarà l'impronta della propria individualità la quale condizionerà il proprio gradiente: averne consapevolezza significa confrontarsi con una forza naturale istintiva che vive in noi e accettare il proprio destino esprimentesi nella ecceità della propria personalità, unica e irripetibile nel breve arco dell'esistenza ma conforme all'umanità sub specie aeternitatis.
Esiste una verità logica entro i limiti della ragione ed esiste un sentimento della verità entro i limiti della psicologia: la prima crea tolleranza, la seconda crea l’uomo.