Esse in anima
di Alfredo Bussi
L'anatomia comparata ritrova e individua nel corpo umano tracce dell'evoluzione della specie tuttora presenti in ogni singolo individuo. In questo caso si dice che l'ontogenesi (sviluppo
individuale) ricapitola la filogenesi (sviluppo della specie).
Si è ipotizzato che la stessa cosa possa accadere nella struttura psichica: la psicologia avrebbe ritrovato nel pensiero le sue forme archetipiche universali, che ci guidano inconsciamente nella
nostra individuale visione del mondo. Tracce formali a priori dell' immaginazione (modelli di comportamento psicologici) che si esprimono attraverso i sogni, le fantasie, i desideri di ogni
singolo individuo e si rapportano alla propria predisposizione intellettuale e caratteriale (equazione soggettiva).
Un gioco di equilibri tra collettivo e individuale: nella mente del bambino ritroviamo il pensiero mitico dei primitivi, nei sogni dell'adulto i simboli e i desideri eterni dell'umanità.
Possiamo vedere la questione anche da un altro punto di vista e definirlo la "contemporaneità dell'antichità".
La civiltà "moderna" crede di essersi affrancata dal passato e di aver creato un uomo con caratteristiche psichiche diverse, mentre invece è la cultura che evolve non la struttura cerebrale e le
modalità psichiche di fondo.
Ecco cosa diceva lo storico Guglielmo Ferrero: "È credenza diffusa che quanto più l'uomo si allontana nel tempo, più lo si ritiene diverso
da noi nelle idee e nei sentimenti; che la psicologia dell'umanità muti di secolo in secolo come la moda o la letteratura. Perciò non appena nella storia un pò antica ci imbattiamo in una
istituzione, un'usanza , una legge, una credenza un pò differenti da quelle che vediamo tutti i giorni, andiamo alla ricerca di ogni sorta di spiegazioni complicate le quali, nella più parte dei
casi, si riducono a frasi dal significato non molto preciso. Orbene, l'uomo non cambia così rapidamente: la sua psicologia resta in fondo la stessa; e se la cultura varia di molto da un'epoca
all'altra , nemmeno questo muterà il funzionamento del suo spirito (psiche).
Le leggi fondamentali dello spirito (psiche) restano le stesse, per lo meno per i brevi periodi storici a noi noti. Inoltre quasi tutti i fenomeni anche i più strani devono poter essere spiegati
attraverso quelle leggi comuni dello spirito la cui esistenza possiamo verificare in noi stessi."
Realizzare la propria visione del mondo e attuare il conosci te stesso è un processo dialettico tra la propria predisposizione caratteriologica, il proprio intelletto razionale e le forme a
priori del desiderio e della immaginazione: in sintesi, creare la propria anima, tra realtà e desiderio attraverso un processo creativo individuale e universale, contingente ed eterno.
Possiamo anche decidere di affidare la nostra esistenza e modellarla sui principi del solo intelletto e lasciare alle forme a priori insegnateci dal razionalismo il controllo della situazione: è
una scelta anch'essa, che risponderà alla propria natura e alla propria predisposizione. Altri invece sentiranno il desiderio di procedere oltre e di rischiare, con l'immaginazione, la creazione
di una Weltanschaung personale, necessaria a loro come il bere e il mangiare.
Chi ponesse a questo punto la questione della verità di simili atteggiamenti e dei loro contenuti, si troverebbe nell'eterno conflitto ormai venuto a noia tra la visione logica e quella
psicologica. La logica presuppone il senso (quid iuris), la psicologia presuppone la realtà (quid facti), nel frattempo, in attesa di una soluzione definitiva che non arriva, l'esistenza scorre,
una esistenza da armonizzare e realizzare entro i limiti della ragione e i "rischi" della psiche.
Abbiamo due umanità: coloro che vivranno la propria esistenza entro il margine dello "spiegabile" e coloro che ne rischieranno "la comprensione": entrambi gli atteggiamenti sono leciti se
osservati con occhio universale e storico, entrambi comunque aventi diritto all'esistenza.
Nessun estremismo, quello intellettualistico (logico) e quello psicologico (immaginativo) dovrebbe imporsi ideologicamente ma più semplicemente rispettare quanto avviene nella maggioranza degli
individui che vogliono poter vivere la propria esistenza in una terra di mezzo, un uomo contraddittorio, tra natura e cultura, tra limiti e desideri ma certamente un uomo che sentirà in sè la
pienezza del suo essere, nel bene e nel male, forse, come ogni espressione naturale, al di là del bene e del male.
Il commento sopra è ispirato ad Abelardo che, in un ambito solo apparentemente diverso da quello che io affronto nel commento , individuò una terra di mezzo, con il suo "concettualismo": cercò infatti una soluzione alla disputa del suo tempo sugli universali (esse in re o esse in intellectu), dimostrando con assoluta genialità che una terza via è possibile, anche se questa non accontenterà i partigiani dell'una e dell'altra fazione. Molti non hanno accettato il pensiero "sincretistico" e unificante di Abelardo e molti sono caduti in errore, considerandolo ora un nominalista ora un realista. Invece aprì una nuova strada, quella dell'immaginazione di fronte ai problemi logici. Qualcuno se n'è accorto nel corso della storia arrivando, come fece il Remusat, ad affermare: "Abelardo ha trionfato … il suo spirito rappresenta,in realtà, proprio lo spirito moderno ai suoi albori. Egli lo annuncia, lo precorre, lo promette. La luce che al mattino schiarisce l'orizzonte è già quella dell'astro ancora invisibile che illuminerà il mondo".
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Pensare per vivere meglio
Essere partecipi per capirne di più

